
autore: S. Colombo¹, S. Gallus², M. Beretta³, A. Lugo², S. Scaglioni⁴, P. Colombo⁵, M. Paglia¹, R. Gatto⁶, G. Marzo⁷, S. Caruso⁸, L. Paglia¹
- Dipartimento di Odontoiatria Pediatrica, Istituto Stomatologico Italiano, Milano, Italia
- Dipartimento di Scienze della Salute Ambientale, Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS, Milano, Italia
- DDS, MS Ortho, MS Digital Dentistry, libero professionista, Varese, Italia
- Fondazione De Marchi – Dipartimento di Pediatria, IRCCS Ospedale Maggiore Policlinico, Milano, Italia
- Responsabile della Ricerca, BVA Doxa
- Professore ordinario di Odontoiatria Pediatrica, Università degli Studi de L’Aquila, Dipartimento di Medicina Clinica, Sanità Pubblica, Scienze della Salute e dell’Ambiente
- Dipartimento MeSVA, Università degli Studi de L’Aquila
- Dipartimento di Odontoiatria Pediatrica, Università degli Studi de L’Aquila, Dipartimento di Medicina Clinica, Sanità Pubblica, Scienze della Salute e dell’Ambie
Abstract
Obiettivo I dati provenienti da indagini rappresentative sulla prevalenza della carie della prima infanzia (Early Childhood Caries, ECC) restano ancora limitati, in particolare per la fascia dei lattanti. È stata condotta un’indagine su bambini italiani di età compresa tra 0 e 71 mesi.
Materiali e metodi Nel 2018 è stato condotto in Italia uno studio trasversale sull’ECC su un campione di genitori iscritti a un panel online. Attraverso un questionario online, 2.522 genitori hanno fornito informazioni su un campione complessivo di 3.000 bambini, rappresentativo della popolazione italiana di età compresa tra 0 e 71 mesi.
Risultati La prevalenza di ECC è risultata dell’8,2% complessivamente, del 2,9% nei bambini di 0-23 mesi, del 6,2% nei bambini di 24-47 mesi e del 14,7% nei bambini di 48-71 mesi (p per il trend <0,001). L’ECC è stata osservata più frequentemente tra i bambini che usano il biberon con latte per addormentarsi (odds ratio multivariato, OR, 1,36; intervallo di confidenza al 95%, CI: 1,03-1,78), il biberon con bevande zuccherate (OR 2,87; 95% CI: 2,05-4,03) e il ciuccio con sostanze zuccherate (OR 2,49; 95% CI: 1,79-3,47), nel consumo di bevande diverse dall’acqua (OR per ≥1/giorno vs mai 2,29; 95% CI: 1,35-3,90), in un maggior numero di spuntini tra i pasti (OR per ≥3 vs <2 pasti 2,05; 95% CI: 1,38-3,06), in una minore frequenza di spazzolamento dentale (OR per <1 vs ≥2 volte/giorno 2,26; 95% CI: 1,42-3,58) e in un elevato numero di fratelli (rispetto a 0, OR per ≥2 fratelli 2,28; 95% CI: 1,56-3,34). L’ECC aumentava con l’età media dei genitori (p per il trend=0,048), con l’abitudine al fumo dei genitori (OR per almeno un fumatore 1,54; 95% CI: 1,17-2,03), con la scarsa igiene orale dei genitori (OR per ≤1 vs >1 volta/giorno di spazzolamento 1,42; 95% CI: 1,03-1,96) e con un elevato numero di carie nei genitori (OR per ≥7 vs 0 carie 2,38; 95% CI: 1,35-4,20).
Conclusioni Questa ampia e rappresentativa indagine dimostra per la prima volta che l’ECC può essere frequente anche tra i lattanti. Confermiamo che l’ECC può essere prevenuta se i genitori seguono semplici buone pratiche. Sono necessarie campagne informative e programmi di intervento per informare i genitori sulle abitudini sfavorevoli che favoriscono l’insorgenza dell’ECC.
Introduzione
La carie della prima infanzia (Early Childhood Caries, ECC) è stata definita dall’American Academy of Pediatric Dentistry come la presenza di una o più superfici dentali cariate (lesioni non cavitate o cavitate), mancanti (a causa della carie) o otturate in qualsiasi dente da latte in un bambino di età pari o inferiore a 71 mesi1. L’ECC rappresenta un importante problema di salute pubblica, essendo una delle patologie infantili più diffuse a livello globale. Rispetto ad altre patologie dell’infanzia, la frequenza dell’ECC è cinque volte quella dell’asma e sette volte quella della rinite allergica1.
L’eziologia dell’ECC è multifattoriale2. Tra i determinanti noti dell’ECC figurano la suscettibilità dentale (scarsa esposizione al fluoro, fattori genetici o difetti dello smalto), la colonizzazione orale da batteri cariogeni (dovuta a scarsa igiene orale, composizione salivare e salute orale materna)3, la dieta (dieta ricca di zuccheri, pratiche alimentari e allattamento notturno)4 e i fattori ambientali (basso status socioeconomico, scarsa istruzione parentale e prematurità/basso peso alla nascita)5. In particolare, gli zuccheri liberi nella dieta rappresentano un importante fattore di rischio per la carie dentale6; le più recenti raccomandazioni dietetiche dell’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomandano di limitare l’assunzione di zuccheri liberi per ridurre l’incidenza della carie7. Gli zuccheri liberi comprendono i monosaccaridi e i disaccaridi aggiunti agli alimenti e alle bevande dal produttore, dal cuoco o dal consumatore, oltre agli zuccheri naturalmente presenti nel miele, negli sciroppi, nei succhi di frutta e nei concentrati di succo di frutta, mentre sono esclusi gli zuccheri del latte. L’OMS raccomanda di limitare l’assunzione di zuccheri liberi a una media giornaliera non superiore al 10% dell’apporto calorico totale (“raccomandazione forte”) per gli adulti e a una quota ancora inferiore per i bambini8.
Le conseguenze dell’ECC sulla salute e sulla qualità di vita del bambino sono numerose e severe: aumento del rischio di malocclusione e di sviluppo di nuove carie nella dentizione mista e permanente; aumento degli episodi di dolore e delle urgenze odontoiatriche; rischio di batteriemia; possibile alterazione dello sviluppo e della crescita del bambino; difficoltà di apprendimento con riduzione del rendimento scolastico6.
Molti bambini affetti da ECC richiedono un trattamento in anestesia generale a causa dell’elevato numero di carie in relazione alla giovane età del bambino9. Questo tipo di procedura medica grava sulla famiglia, sia nel caso ricorra ad assicurazioni private sia nel caso si rivolga al Servizio Sanitario Nazionale.
Sebbene nelle fasi iniziali l’ECC possa essere asintomatica, la progressione della lesione è generalmente caratterizzata da lieve dolore e fastidio10. L’ECC non trattata può causare difficoltà nel sonno, nell’alimentazione o nel linguaggio e può ostacolare la crescita e lo sviluppo del bambino. È stato suggerito che i bambini con carie dentinali cavitate presentino peso corporeo e statura inferiori rispetto a quelli senza carie11. Inoltre, in casi selezionati e più severi sono stati riportati ricoveri ospedalieri o visite odontoiatriche d’urgenza12, 13. Tra le complicanze a lungo termine figurano lo sviluppo di malocclusioni dentali e un rischio, fino a 5-6 volte superiore, di sviluppare nuove carie nella dentizione permanente1.
La prevalenza dell’ECC varia ampiamente. Diversi dati14 mostrano che circa il 40% dei bambini tra 2 e 11 anni presenta carie negli Stati Uniti, mentre in Qatar la percentuale raggiunge l’89%; in Germania, uno studio recente15 ha mostrato che il 10% dei bambini di 3 anni presenta ECC e fino al 26% presenta lesioni a macchia bianca. Le informazioni sulla prevalenza dell’ECC in Italia sono limitate16, 17.
Poiché prima di definire obiettivi o implementare servizi odontoiatrici efficaci è importante valutare lo stato della dentizione decidua rispetto alla carie, è stata condotta un’indagine rappresentativa per valutare la prevalenza e la severità dell’ECC nei bambini italiani di età compresa tra 0 e 71 mesi, e per indagarne i determinanti in Italia.
Materiali e metodi
Popolazione, dimensione del campione e disegno dello studio
L’indagine ha coinvolto 2.522 genitori di età ≥18 anni (fasce d’età: <35, 35-44 e ≥45 anni), che hanno fornito informazioni su un campione di 3.000 bambini, rappresentativo della popolazione italiana di età compresa tra 0 e 71 mesi. I genitori sono stati intervistati mediante un questionario online dopo essere stati reclutati attraverso il panel web di Doxa, che oggi comprende circa 50.000 panelisti attivi (individui che hanno partecipato ad almeno una ricerca negli ultimi 12 mesi; refresh medio: 25%), per un totale di oltre 120.000 componenti familiari. La raccolta dati è stata condotta tra ottobre e novembre 2018. Il tasso di adesione è stato relativamente elevato (49%).
Lo studio ha ricevuto l’approvazione etica dell’Università de L’Aquila, Italia (Prot. n. 50473 del 19/11/2018).
Raccolta dei dati
Oltre alle informazioni generali sulle caratteristiche socio-demografiche dei genitori, sono stati raccolti dati su selezionate abitudini di vita dei genitori, tra cui fumo e igiene dentale. Per ciascun bambino di età compresa tra 0 e 71 mesi sono state raccolte informazioni su età, sesso, misure antropometriche, allattamento, igiene dentale, uso di ciuccio e biberon, consumo di latte, altre bevande e spuntini.
Le informazioni sull’ECC sono state autoriportate dal genitore e valutate mediante la domanda: “Quale condizione descrive meglio lo stato attuale della bocca di suo/a figlio/a?”. Le possibili risposte erano: A) Bocca sana (da utilizzare anche nel caso in cui il bambino non abbia ancora denti); B) Presenza di carie in un dente; C) Presenza di alcuni denti danneggiati; D) Presenza di macchie arancioni sulla superficie esterna dei denti; E) Presenza di importanti alterazioni della struttura dentale. Sono state utilizzate delle fotografie per aiutare i genitori nella valutazione della condizione orale dei propri figli. È stato definito affetto da ECC un bambino il cui genitore avesse riportato un’opzione da B a D. Dall’altezza e dal peso dei bambini è stato derivato l’indice di massa corporea (BMI), categorizzato secondo i cut-off internazionali standard per età e sesso18, 19.
Analisi statistica
Sono stati utilizzati pesi statistici per garantire la rappresentatività dei bambini per sesso ed età. Gli odds ratio (OR) di ECC e i corrispondenti intervalli di confidenza al 95% (CI) sono stati stimati mediante modelli di regressione logistica multipla non condizionata, dopo aggiustamento per età media dei genitori, stato civile dei genitori, area geografica, reddito familiare mensile, numero di fratelli, sesso ed età (in mesi) del bambino.
Risultati
La Tabella 1 mostra i dati dei 3.000 bambini italiani (1.543 maschi e 1.457 femmine) di età compresa tra 0 e 71 mesi secondo le caratteristiche selezionate. Complessivamente, il 79,6% dei bambini era stato allattato al seno; tra questi, il 46,2% per una durata prolungata (cioè ≥12 mesi) e il 45,7% per una durata prolungata durante la notte. Quasi la metà dei bambini (47,2%) usava il biberon con latte per addormentarsi, il 10,1% usava il biberon con sostanze zuccherate, il 69,0% usava il ciuccio e il 17,8% usava il ciuccio con sostanze zuccherate. Solo il 30,0% dei bambini era stato visitato da un dentista. Tra i bambini di 24 mesi o più, il 59,2% non era mai stato visitato da un dentista (dato non riportato in tabella). I principali motivi delle visite odontoiatriche erano il controllo di routine (83,4%), il dolore (7,2%) e i traumi (7,0%). Solo 21 bambini (0,7% dell’intero campione) erano stati indirizzati dal dentista su consiglio di un operatore sanitario; tra questi 21 bambini, 18 erano stati indirizzati dal pediatra. Complessivamente, il 46,0% dell’intero campione aveva iniziato lo spazzolamento dei denti dopo i 12 mesi di età.

Tra i 2.522 genitori intervistati, l’8,6% ignorava che la propria salute orale potesse influenzare quella dei figli, mentre il 65,9% si dichiarava incerto su questa affermazione. Oltre l’80% dei genitori (81,2%) non percepiva la carie come una malattia infettiva (dato non riportato in tabella).
La prevalenza di ECC nei bambini italiani di 0-71 mesi è risultata dell’8,2% (9,0% nei maschi e 7,3% nelle femmine; p=0,095). È aumentata significativamente con l’età, passando dal 2,9% nei bambini di 0-23 mesi, al 6,2% nei bambini di 24-47 mesi, fino al 14,7% nei bambini di 48-71 mesi (p per il trend <0,001).
La Tabella 2 mostra gli OR multivariati dell’ECC secondo le caratteristiche selezionate dei bambini. Non è stata osservata alcuna relazione significativa tra ECC e sesso, BMI e allattamento al seno. L’ECC è stata osservata più frequentemente tra i bambini che usano il biberon con latte per addormentarsi (OR 1,36; 95% CI: 1,03-1,78). L’uso del ciuccio non era correlato all’ECC, sebbene, tra gli utilizzatori, chi usava il ciuccio con sostanze zuccherate presentasse più frequentemente ECC (OR 2,49; 95% CI: 1,79-3,47). Il consumo di latte era inversamente correlato (OR per consumo alto vs basso 0,62; 95% CI: 0,42-0,90), mentre il consumo di bevande era direttamente correlato con l’ECC (OR 2,29; 95% CI: 1,35-3,90); nessuna relazione significativa è stata osservata con il consumo di spuntini.

La Tabella 3 mostra gli OR dell’ECC secondo le caratteristiche selezionate dei genitori/della famiglia. Un’età media dei genitori relativamente bassa era correlata a una maggiore ECC (rispetto a un’età media dei genitori <35 anni, OR per 35-44 anni 0,66; 95% CI: 0,48-0,90; OR per ≥45 anni 0,68; 95% CI: 0,44-1,07). Non è stata osservata alcuna relazione con l’ECC per lo stato civile dei genitori e l’area geografica. L’ECC è stata osservata più frequentemente nelle famiglie con reddito elevato (rispetto a ≤2.000 €/mese, OR per >3.000 €/mese 1,68; 95% CI: 1,18-2,40) e con un maggior numero di figli (rispetto a 1, OR per ≥3 figli 2,28; 95% CI: 1,56-3,34).
L’abitudine al fumo dei genitori era significativamente correlata all’ECC (OR per almeno un genitore fumatore vs nessuno 1,54; 95% CI: 1,17-2,03).
L’ECC era più frequente quando il rispondente riportava una bassa frequenza di spazzolamento dentale (OR per ≤1 vs >1 volta/giorno 1,42; 95% CI: 1,03-1,96) e un elevato numero di denti con carie (OR per ≥7 vs 0 carie 2,38; 95% CI: 1,35-4,20).

Discussione
Questa è la prima indagine che tenta di stimare la prevalenza di ECC in un campione rappresentativo di bambini italiani di età compresa tra 0 e 71 mesi, corrispondente alla popolazione target della definizione di ECC fornita dall’AAPD1. I nostri risultati mostrano che, secondo la valutazione dei genitori, la prevalenza di ECC nei bambini italiani di 0-71 mesi è dell’8%, leggermente ma non significativamente più elevata nei maschi, e aumenta dal 3% nei bambini di 0-23 mesi, al 6% a 2-3 anni, fino al 15% nei bambini di 4-5 anni.
I bambini con ECC presentavano più frequentemente una peggiore igiene orale, bevevano latte o bevande zuccherate dal biberon e usavano un ciuccio zuccherato al momento di addormentarsi, bevevano più frequentemente bevande diverse dall’acqua e avevano 3 o più spuntini tra i pasti.
I genitori dei bambini con ECC erano relativamente giovani, con un elevato livello di istruzione e 3 o più figli; erano inoltre più frequentemente fumatori e presentavano una scarsa igiene orale con un maggior numero di carie.
Alcuni risultati dell’analisi descrittiva meritano attenzione. Nonostante le Raccomandazioni Cliniche Italiane in Odontostomatologia20 indichino che tutti i bambini dovrebbero effettuare la prima visita odontoiatrica tra i 18 e i 24 mesi di età, quasi il 60% dei bambini italiani di 24 mesi o più non era mai stato visitato da un dentista. Questo dato desta preoccupazione e sottolinea la necessità di promuovere le visite odontoiatriche precoci21. Almeno in parte, questo risultato preoccupante è dovuto alla mancanza di indicazioni fornite ai genitori da parte degli operatori sanitari che si occupano dei bambini. Nella nostra popolazione, infatti, meno dell’1% dei genitori ha riportato che il proprio figlio ha effettuato una visita odontoiatrica su indicazione di un operatore sanitario, inclusi pediatri, farmacisti e medici di base.
Mentre nei paesi a basso reddito la prevalenza globale di ECC è stata riportata fino al 70%, nei paesi ad alto reddito le evidenze suggeriscono una prevalenza inferiore al 20%22. Gli studi sulla prevalenza dell’ECC condotti in Europa si basano prevalentemente su campioni di bambini iscritti alla scuola dell’infanzia o afferenti a strutture di cure primarie, ovvero di età pari o superiore a 3 anni23-25. Data la forte relazione tra età e prevalenza di carie, tutte queste indagini forniscono una sovrastima della reale prevalenza di ECC. Così, la prevalenza di ECC è risultata del 12% in Inghilterra tra i bambini di 3 anni25, 11, del 23% in Svizzera tra i bambini di 3-5 anni24, e dell’11% in Svezia tra i bambini di 3-6 anni26. In Italia sono stati condotti almeno tre studi per stimare la prevalenza di ECC. Campus e colleghi, nel 2004-2005, hanno esaminato un campione rappresentativo di 5.538 bambini italiani di 4 anni, mostrando una prevalenza di ECC del 22%27. Nobile e colleghi, nel 2014, hanno mostrato una prevalenza di ECC del 19% in un campione di 515 bambini in età prescolare (3-5 anni) nell’Italia meridionale18. Ferro e colleghi hanno condotto un’indagine su 2.603 bambini del Nord, Centro e Sud Italia, mostrando una prevalenza di ECC rispettivamente del 17%, 24% e 35% nei bambini di 3, 4 e 5 anni17. La nostra stima del 15% tra i bambini di 4-5 anni è leggermente inferiore rispetto alle precedenti stime italiane27, 17, 18.
Sulla base della definizione di ECC dell’AAPD1, la presente indagine fornisce un quadro completo dell’attuale prevalenza di ECC nella fascia 0-5 anni, rappresentativo della popolazione di un ampio Paese. A nostra conoscenza, questo è il primo studio che considera anche i lattanti. Abbiamo osservato che l’ECC si presenta in una proporzione non trascurabile di bambini di 0-11 mesi (3%). Questa prevalenza relativamente elevata tra i lattanti abbassa sostanzialmente l’età target per i futuri studi e interventi preventivi.
Nella nostra popolazione, abbiamo riscontrato una chiara relazione dose-risposta tra consumo di zuccheri ed ECC, in linea con le evidenze attuali3, 28, 9. In particolare, abbiamo osservato che l’uso del biberon con bevande zuccherate e del ciuccio con sostanze zuccherate è fortemente correlato alla presenza di carie, complessivamente e in modo coerente nelle diverse fasce d’età, in particolare tra i bambini più piccoli (0-23 mesi). Inoltre, gli odds di ECC aumentavano con il consumo di bevande, probabilmente contenenti zuccheri liberi, come sciroppi, succhi di frutta e concentrati di succo di frutta. Anche l’aumento del numero di pasti e spuntini tra loro aumentava gli odds di ECC nei bambini di 2 anni o più, a sostegno delle raccomandazioni pediatriche e nutrizionali di limitare il numero di pasti a 5 o meno29, 30.
È necessaria un’informazione diffusa per aumentare la consapevolezza dell’opinione pubblica sull’uso del ciuccio intinto in sostanze zuccherate e sul consumo di bevande diverse dall’acqua. Oggi queste cattive abitudini interessano ancora 1 bambino su 5 in Italia. Sosteniamo quindi le recenti raccomandazioni statunitensi sulle bevande, che indicano di far bere ai bambini sotto i 6 anni solo acqua e latte, sulla base di ricerche scientifiche raggiunte per consenso da società scientifiche selezionate, tra cui l’American Academy of Pediatric Dentists (Healthy Eating Research)31.
Nella nostra popolazione, il latte di per sé non è un determinante di ECC. Tuttavia, la prevalenza di ECC è apparsa più elevata, al limite della significatività, tra i bambini allattati al seno. Più rilevante è il fatto che l’uso del biberon con latte per addormentarsi, utilizzato da quasi metà dei bambini della nostra popolazione, ha aumentato la prevalenza di ECC. Durante la notte il flusso salivare si riduce, e con esso la sua capacità tampone, il che a sua volta aumenta l’acidità orale e il rischio di carie32. Pertanto, l’abitudine di bere latte prima di dormire potrebbe aumentare l’insorgenza di ECC.
Raccomandiamo ai genitori di spazzolare i denti dei propri figli. È stato dimostrato che uno spazzolamento regolare ha un impatto favorevole sulla carie dentale33, 11. Raccomandiamo pertanto uno spazzolamento frequente con dentifricio fluorato11. I genitori dovrebbero pulire regolarmente la bocca del proprio bambino, in particolare prima di dormire, anche durante la fase pre-eruttiva, prima della comparsa del primo dente, utilizzando una garza umida o un piccolo spazzolino, al fine di rimuovere i residui di latte e aiutare il bambino a imparare a spazzolarsi e ad abituarsi allo spazzolamento man mano che cresce20.
Il presente lavoro conferma i risultati di altri studi che mostrano come anche una bassa frequenza di spazzolamento dentale e un elevato numero di carie nei genitori determinino l’ECC nei loro figli3, 28, 11. Ciò è in parte dovuto alle abitudini sfavorevoli all’interno della famiglia e alla natura trasmissibile della carie attraverso i batteri della placca (ad es. gli streptococchi mutans) trasmessi dai genitori al bambino11, attraverso le stesse posate o il ciuccio a contatto con la saliva del genitore8, 11. Una ricerca israeliana condotta nel 2015 ha mostrato che lo Streptococcus mutans può essere rilevato nella cavità orale dei lattanti anche prima dell’eruzione dei denti34. La madre è considerata un’importante fonte di trasmissione dell’infezione nei bambini, a causa del contatto intimo con i propri figli nei primi due anni di vita, periodo in cui gli streptococchi mutans vengono inizialmente trasferiti. Quando la madre presenta una scarsa igiene orale, la concentrazione batterica è più elevata e più aggressiva. Nel nostro studio, oltre l’80% dei rispondenti ignora che la carie possa essere una malattia infettiva e trasmissibile1. Vi è quindi la necessità di aumentare la consapevolezza nella popolazione generale riguardo alla possibile trasmissione batterica dai genitori ai figli. Una corretta igiene orale durante la gravidanza contribuisce certamente a ridurre la probabilità di trasmissione dello Streptococcus mutans. Istruire le madri a più alto rischio di trasferire batteri cariogeni ai propri figli migliora la prevenzione4.
Il presente lavoro mostra inoltre come altre abitudini dei genitori influenzino l’ECC nei bambini. In particolare, confermiamo che i genitori fumatori aumentano sostanzialmente l’ECC11, almeno in parte a causa dell’effetto cariogeno del fumo passivo nei bambini35. Il presente studio ha mostrato che i genitori appartenenti a classi socioeconomiche medio-alte presentavano una proporzione più elevata di figli con ECC rispetto alle classi socioeconomiche più basse. Questo risultato è in contrasto con studi precedenti in cui uno status genitoriale più basso era associato all’ECC36, 37.
I limiti di questo studio includono quelli intrinseci al disegno. In particolare, il disegno trasversale non consente di inferire alcuna associazione causale nell’indagare la relazione tra i potenziali determinanti e l’ECC. Un’altra possibile limitazione è data dalla modalità di valutazione dell’ECC, ottenuta tramite autoriferimento dei genitori. Ciò potrebbe determinare una sottostima della prevalenza di carie nella popolazione in studio, in particolare per quanto riguarda le lesioni non cavitate, che potrebbero non essere visibili a un occhio non esperto. Tuttavia, sono state utilizzate fotografie selezionate nel tentativo di facilitare la valutazione parentale della condizione della bocca dei bambini.
Infine, il panel online potrebbe rappresentare una fonte di selection bias. Il campione di genitori è risultato infatti altamente istruito, con solo il 6% dei genitori con un livello di istruzione inferiore al diploma di scuola secondaria. I punti di forza del nostro studio comprendono la metodologia di intervista online offerta da Doxa, che ha permesso di reclutare famiglie diverse provenienti da varie parti d’Italia, ottenendo un campione ampio e rappresentativo della popolazione italiana di bambini di età compresa tra 0 e 71 mesi. Inoltre, per quanto a nostra conoscenza, questo è il primo studio sull’ECC che considera anche i lattanti (<24 mesi).
In conclusione, la presente ampia indagine rappresentativa mostra che l’ECC può essere frequente non solo nei bambini, ma anche nei lattanti. Il nostro studio, quantificando il ruolo di diversi fattori potenziali, conferma che l’ECC è fortemente determinata da diverse abitudini di vita sfavorevoli sia dei genitori sia dei bambini (Fig. 2). Inoltre, i genitori italiani di bambini di età inferiore ai 6 anni presentano ancora una conoscenza limitata riguardo ai possibili determinanti dell’ECC, cadono frequentemente in comportamenti scorretti, causando ECC nei propri figli, e troppo raramente accedono a un dentista pediatrico. Data la severità delle conseguenze dell’ECC e il suo elevato peso economico, sono necessarie campagne informative e programmi di intervento per informare i genitori su semplici buone pratiche in grado di prevenire efficacemente la carie precoce nei loro figli. Ai genitori dovrebbe essere raccomandato di migliorare l’igiene orale dei propri figli, anche durante l’infanzia, di evitare l’uso del biberon con bevande zuccherate, del biberon con latte per addormentarsi, del ciuccio zuccherato, e di eliminare il consumo di bevande dolci. I genitori dovrebbero inoltre essere consapevoli della forte componente infettiva della carie: pertanto, per prevenire l’ECC nei propri figli, dovrebbero migliorare la propria igiene orale, al fine di evitare i possibili passaggi di batteri attraverso la saliva contaminata dai genitori ai bambini.
Infine, i genitori dovrebbero essere consapevoli delle conseguenze negative dell’esposizione dei figli al fumo, che comprendono anche un aumentato rischio di carie precoce.
Per quanto riguarda la prevenzione orale, i pediatri italiani non stanno attualmente facendo abbastanza. Dovrebbero infatti svolgere un ruolo cruciale non solo nell’intercettare precocemente la patologia orale fin dalle prime fasi di vita, ma anche nell’educare e informare i genitori sulle buone pratiche di prevenzione della malattia orale e sulla corretta igiene orale.
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