La terapia ortodontica in eta’ pediatrica

pubblicato su Italian Dental Journal n°2 -febbraio 2013

La Società italiana di odontoiatria infantile farà il punto con i suoi esperti sulle linee guida per la terapia ortodontica. La variabile principale rimane lo sviluppo biologico del bambino piuttosto che la sua età anagrafica

La prima visita odontoiatrica di un bambino avviene sempre più spesso in dentatura decidua e non c’è genitore che non chieda se prima o poi suo figlio avrà bisogno dell’apparecchio.
«Gran parte delle malocclusioni sono riscontrabili già in dentatura decidua» ci ha detto il professor Giuseppe Marzo, presidente della Società italiana di odontoiatria infantile
(Sioi – www.sioi.it), che ha organizzato per la giornata di venerdì 8 marzo a Firenze l’incontro scientifico “L’ortodonzia dell’odontoiatra infantile”. «La finalità di questo meeting – sottolinea il presidente Sioi – è quella di fornire un aggiornamento a tutto tondo degli affascinanti capitoli dell’ortodonzia della dentatura decidua e mista con cui l’odontoiatra infantile si confronta quotidianamente».
Italian Dental Journal ha incontrato il professor Giuseppe Marzo per discutere più in profondità dell’argomento e per fare il punto della situazione sulle attività della società scientifica, che dovrà nel 2013 confermare la grande partecipazione dello scorso anno, quando è stato registrato il superamento
di quota 1.000 soci iscritti.
L’appuntamento più importante per l’odontoiatria pediatrica rimane il congresso nazionale Sioi, in programma venerdì 22 e sabato 23 novembre a Roma.

Professor Marzo, quali sono i motivi della scelta che ha portato il consiglio direttivo Sioi ad approfondire l’argomento dell’ortodonzia dell’odontoiatra infantile?
Questo tema è molto dibattuto sia nell’odontoiatria pediatrica che nell’ortodonzia.
La pedodonzia si occupa di tutte le branche: conservativa, endodonzia, parodontologia, ortodonzia.
E proprio l’ortodonzia è un aspetto rilevante nella cura dei piccoli pazienti, perché consente di intercettare precocemente le patologie, delineare una prima diagnosi e mettere in atto alcuni interventi in grado di guidare l’apparato stomatognatico verso un corretto sviluppo.

A quale fascia di età ci riferiamo quando parliamo di ortodonzia infantile?
L’ortopedodonzia si rivolge al bambino nell’età dello sviluppo, entro gli 11-12 anni.
Non va dimenticato però che quando parliamo di bambini l’età anagrafica assume un significato secondario rispetto all’età biologica, che è quella che realmente conta in ambito clinico. Ci sono ad esempio pazienti nei quali alcuni trattamenti vanno somministrati in anticipo, perché più precoci
nello sviluppo biologico.
Con altri invece vale il ragionamento opposto.

Quali sono i principali “bad habits” in età pediatrica equale la loro importanza nello sviluppo delle malocclusioni?
L’abuso del ciuccio, che può portare a morso aperto anteriore o a morso crociato, in alcuni casi può essere anche la causa della deglutizione
atipica.
Nel caso della respirazione orale è utile chiedere il consulto dell’otorino, che può confermare o smentire l’ostruzione delle vie aeree
quale causa del fenomeno.
Se non vi è ostruzione ci troviamo di fronte a un’abitudine viziata ed è necessario procedere con una rieducazione alla respirazione fisiologica.

Quali sono, nella prima visita ortopedodontica, i parametri principali che vanno controllati?
Prima ancora che il bambino si sieda sulla poltrona, è bene osservare la relazione che ha con i genitori e successivamente valutare la sua capacità di relazionarsi con noi odontoiatri.
Si tratta di una fase importante dell’incontro con il piccolo paziente, perché ci dice molto su quale potrà essere il contenuto clinico del nostro intervento e quale tipo di collaborazione possiamo aspettarci da quel bambino.
Sappiamo bene che in caso di trattamento con apparecchi rimovibili la sua partecipazione alla terapia sarà fondamentale.
Iniziando la visita vanno anzitutto indagati gli aspetti più generici, a partire dall’analisi dello sviluppo corporeo del bambino rispetto alla sua età anagrafica. Vanno poi evidenziate situazioni di postura e asimmetria facciale particolarmente evidenti e valutati il trofismo delle labbra e dei muscoli periorali relativamente al tipo di respirazione e di deglutizione.
Individuata l’età dentale del bambino, si valutano le due arcate, poi i tessuti molli: frenuli, mobilità della lingua, competenza labiale.
Attenzione anche alla presenza di carie particolarmente destruenti che possano aver modificato i normali rapporti interarcata e tra le arcate. Si
valutano attentamente anche le abitudini di igiene orale.
Nell’analisi del rapporto tra le due arcate, vale la pena ricordare che in dentizione mista il rapporto normale e fisiologico è quello della neutrocclusione: con la permuta dei settori laterali il rapporto dovrebbe raggiungere la condizione ottimale di I classe.
In generale comunque bisogna fare attenzione a tutte le variabili in grado di ostacolare uno sviluppo armonico del cavo orale. La presenza di diastemi in dentizione decidua nei settori anteriori, a volte poco graditi alle madri, è invece un aspetto positivo, perché indica che probabilmente quel bambino non avrà un affollamento dentario.
Se al contrario i denti sono già serrati uno con l’altro o addirittura sono già affollati in dentizione decidua, sicuramente in futuro è prevedibile
un affollamento dentario.

In caso di malocclusione, l’ortodonzia in età pediatrica è sempre necessaria? In generale l’indicazione all’ortodonzia è ampia o ristretta?
Dare delle indicazioni di carattere generale è sempre difficile, perché ogni caso deve essere valutato nella sua specificità.
Non tutti i pazienti devono essere trattati ortodonticamente e prima di decidere se un trattamento è necessario è importante valutare
tutte le variabili del caso.
Possiamo però sicuramente affermare che i trattamenti in età precoce, quando necessari, sono molto importanti e portano a grandi risultati.
Il trattamento intercettivo comunque in questa fase non deve essere visto come un intervento risolutivo, ma come un momento interlocutorio, con il quale ci si porta in vantaggio in attesa della risoluzione finale.
Il trattamento ortodontico in età pediatrica insomma non è sempre necessario, ma spesso utile.

A suo avviso la categoria sta operando bene in questo ambito?
Come ho avuto molto spesso occasione di sottolineare, credo che l’odontoiatria italiana sia davvero di ottimo livello e anche in ambito pediatrico i colleghi sul territorio hanno accresciuto in questi anni la loro esperienza e competenza.
Quello che resta da fare oggi è insistere sui concetti della prevenzione: sia negli operatori che nella popolazione deve diffondersi la consapevolezza che i bambini vanno visti molto piccoli. Già nella prima infanzia infatti è possibile individuare l’insorgenzadi una patologia orale e quindi allertare i genitori a tenere sotto controllo la situazione, per intervenire se necessario al momento opportuno.

Quali i prossimi appuntamenti con Sioi?
Dopo il congresso di Firenze, si svolgeranno alcuni eventi regionali, il primo dei quali sarà a Napoli il 16 marzo.
Tutti questi eventi culmineranno nel congresso nazionale, che si terrà il 22 e 23 novembre a Roma. Abbiamo previsto la partecipazione di relatori italiani e internazionali, individuando i massimi esperti per ogni area: traumatologia, anestesia, conservativa ecc.
Prosegue intanto la collaborazione con i pediatri: l’accordon siglato tra la Federazione italiana medici pediatri (Fimp) e la Società italiana di odontoiatria infantile (Sioi) prevede in particolare l’inserimento di un corso di alta formazione in pedodonzia all’interno del mCapri Campus 2013 della Fimp (Capri, 11-14 aprile), corso che sarà tenuto da noi odontoiatri della Sioi.
L’obiettivo è quello di completare la formazione del pediatra di base, che è a contatto con la popolazione infantile, aumentando così l’impatto
sociale delle strategie di prevenzione e intercettazione delle patologie del cavo orale nei piccoli pazienti.

Andrea Peren